a cura del Dott. Daniele Tonlorenzi dtonlorenzi@mcarrara.com
Alterazione del modello alimentare
Nella nostra alimentazione, negli ultimi decenni,
c’è stato un profondo sovvertimento del modello alimentare, che ha portato ad
alterazioni paradossali e, sotto certi aspetti, opposte.
Malnutrizione
per “eccesso calorico” lipidico e/o glucidico e proteico, legato, da una parte, all’eccesso
d’alimentazione, dall’altra ad un ridotto fabbisogno calorico, dovuto alla vita
sedentaria.
Malnutrizione
“per difetto” di micronutrienti come le vitamine e i sali minerali, per
un’aumentata disponibilità di cibi, quasi sempre “impoveriti” durante i
processi di produzione, trasformazione, conservazione, distribuzione. La vita
frenetica e stressata, c’impone inoltre uno scarso consumo d’ortaggi e
frutta fresca; si ricorre per necessità ai “pasti veloci” delle pause
pranzo e comunque, per comodità o moda, a quei prodotti più facili da
consumare e da conservare, magari a temperatura ambiente, esposto alle
escursioni termiche e/o all’irraggiamento solare. La dieta diviene monotona,
squilibrata e impoverita soprattutto nei suoi contenuti vitaminici. Si pone
anche, scarsa considerazione, alla stagionalità di frutta e verdura, scegliendo
spesso prodotti raccolti lontano dal luogo di produzione, es. banane, o fuori
stagione, quindi a distanza di tempo anche notevole, dal momento del raccolto.
Va tenuto conto anche della termoossidazione dovuta alla cottura.
Fabbisogni
vitaminici
Esistono tabelle, che indicano i quantitativi che
quotidianamente gli individui devono assumere, per evitare che compaiano le
manifestazioni da carenza (vedi allegato 1 vol.16 pg. 9). Il sesso, l’età, il
peso, l’altezza, la gravidanza, l’allattamento, sono in stretta correlazione
con il fabbisogno vitaminico. Durante la gravidanza, per esempio, il fabbisogno
di tutte le vitamine aumenta di un 20% per le esigenze di sviluppo fetale e
durante l’allattamento, di un ulteriore 20%. Dopo i 60 anni, mentre il
fabbisogno calorico, si riduce in confronto al giovane di 20-30 anni, il
fabbisogno vitaminico non vi si discosta di molto. Particolare importanza
riveste l'A, E, K, C, B12, la riboflavina, i folati, la biotina e l’acido
pantotenico. Particolari situazioni (vita in
casa di riposo, comunque solitudine, scarsezza di
mezzi finanziari, ecc.), anche di natura fisiologica (inappetenza, depressione,
inattività fisica, ripugnanza per alcuni cibi, eccesso d’assunzione
d’alcool, nicotina, caffè, masticazione inadeguata e imperfetta digestione),
possono compromettere l’introduzione d’alimenti adeguati per la qualità e
la quantità di tale fabbisogno, imponendo la necessità di un controllo
accurato e frequente dello stato di vitaminizzazione.
La sua carenza si può manifestare anche a seguito
d’emorragie, o per uso di certi farmaci.
Variazioni del
contenuto vitaminico degli alimenti sottoposti a trattamenti tecnologici.
Il contenuto di vitamine negli alimenti crudi non è
mai costante, cambiando con le variazioni genetiche ed i metodi di coltivazione
e raccolta. Anche se il contenuto degli alimenti crudi è più alto che in
passato, la manipolazione subita durante la fase preliminare può provocare
delle perdite vitaminiche considerevoli. La verdura e la frutta, che sono
conservate per lungo tempo prima di essere consumate, subiscono ingenti perdite
a causa dell’attività enzimatica, soprattutto se la conservazione avviene a
temperatura ambiente invece che a 0° gradi. Elevate perdite di vitamine
idrosolubili, si possono avere anche in cucina, soprattutto quando le verdure
oltre ad essere lavate in grandi quantità d’acqua, sono lasciate a bagno per
tutto il tempo che intercorre tra la preparazione e la cottura. Fattori
ambientali, come la luce, l’aria e il calore, o trattamenti tipo cottura,
sbiancamento (blanching), l’essiccamento e l’inscatolamento, provocano
significative perdite di vitamine. Sono disponibili dati, che ne indicano la
perdita totale o in percentuale, in relazione ai vari tipi di cottura. I
trattamenti industriali, per una gran varietà di cibi, comportano un
impoverimento molto maggiore rispetto ad una cottura casalinga. Anche gli
additivi chimici, determinano un impoverimento del contenuto di vitamine. Per ciò
che concerne il presente lavoro, è interessante sottolineare che durante
la panificazione si ha una diminuzione d’acido folico e di piridossina (vit.
B6) del 30%, della vit. B 12 del 50% circa e della tiamina (vit. B1) del 15-20%
(soprattutto nella crosta); non sembra essere influenzato il contenuto di
niacina e riboflavina.
L’integrazione
vitaminica nella dieta.
E’ probabile una diffusa carenza di vitamine naturali nella nostra alimentazione, conseguenza della trasformazione della società e del suo stile di vita. Utilizzare prodotti contenenti le varie vitamine come tali, risulta meno semplice che utilizzare alimenti di gran diffusione, integrati e/o arricchiti (cibi funzionali) con opportune quantità di esse. “La piena efficienza fisica e psichica dell’individuo, è condizionata dall’introduzione delle vitamine in concentrazioni ottimali, tali da modulare correttamente reazioni chimiche e sistemi enzimatici. In questo modo si realizza l’omeostasi sia per i fenomeni energetici sia biosintetici”. A. Fidanza 1960. Ciò indica che particolari categorie di persone, giovani, donne, anziani, malati che assumono farmaci, fumatori, sportivi, hanno l’assoluta necessità di integrare la propria alimentazione con adeguati quantitativi di vitamine. Si ha così un miglioramento dell’alimentazione di tutte le classi ed età, in pratica di tutta la popolazione in generale, nell’ottica di uno scenario di prevenzione di cui i nutrizionisti si preoccupano, sempre più per il rispetto e la tutela della salute pubblica. Dati forniti dalle Nazioni Unite evidenziano infatti che entro il 2050, circa il 33% della popolazione nei paesi industrializzati avrà più di 60 anni, quindi la voglia di benessere oltre ad essere un’esigenza personale è sociale. Misure salutistiche preventive di educazione, di sana nutrizione e di appropriato uso di integratori nutrizionali, limiteranno l’incidenza di malattie e ridurranno le spese sanitarie a lungo termine. Per invecchiare meglio, oltre alla dieta sana, varia ed equilibrata, è necessario ricordare l’importanza del fitness. Definizione più completa della salute, è compresa nel preambolo della costituzione dell’OMS: “Uno stato di completo benessere fisico mentale e sociale, non semplicemente l’assenza di malattie o infermità”.
Integrazione
con acido folico.
Di notevole interesse speculativo e pratico, risulta
oggi il ricorso all’acido folico, come integratore alla farina di frumento per
panificazione e di farine di altri cereali, realizzato per
legge negli Stati Uniti e in buona parte dei paesi
dell’America Latina.
Cause di
ipovitaminosi da acido folico.
1)
Ipovitaminosi iatrogena, ha conseguenze molto gravi perché si instaura
in individui che a causa di una malattia, si trovano in uno stato di salute già
compromesso. Può diminuire l’effetto terapeutico del farmaco, o aumentare i
rischi di un suo accumulo; le vitamine, infatti,intervengono nella
metabolizzazione e nella eliminazione di molti farmaci. Una delle ipovitaminosi
iatrogene più comuni, è quella da acido folico. Alcuni farmaci possono
bloccare la sintesi endogena di acido folico da parte della flora batterica
intestinale, come ad esempio gli antibiotici
e i sulfamidici. Altri farmaci impediscono l’uso di quello introdotto
mediante alimenti: colestiramina,
sulfasalazina, i salicilati, i contraccettivi orali, gli anticonvulsivanti, il
metotressato, la pirimetamina, il triamterene. Altri farmaci sembrano
ridurre le proteine trasportatrici dei folati, come aspirina
e salicilati. Per questa ipovitaminosi, secondo alcuni sarebbe coinvolto un
innalzamento del pH, oppure un’alterazione degli enzimi microsomiali.
2)
Ridotta
assunzione con la dieta.
Biochimica dei
folati e delle vitamine B6 e B12
Appartenente alla categoria delle vitamine
idrosolubili, si tratta di un gruppo di sostanze chimicamente derivate
dall’acido pteroil-monoglutamico o acido folico o folacina,
(2-amino-4-ossi-6-metil-pteridina legata, attraverso un ponte metilenico (C9),
ad una molecola di acido paramino-benzoico (acido pteroico) che è infine unito,
per mezzo di un legame amidico, con l’acido glutammico. Si trova nelle carni
e nei vegetali, soprattutto nelle foglie
verdi, nel lievito di birra.
L’acido folico è ridotto nell’organismo in acido
tetraidrofolico (THF), accettore dell’unità monocarboniosa C1, che secondo
dove si lega, forma quattro coenzimi diversi. Il 5-metil THF,
interviene nella catena ossidativa del metanolo; il
5,10-metil-THF nell’ossidazione della formaldeide e due (5,10 metil-THF e
10-formil thf nel metabolismo dell’acido formico. L’acido folinico che porta
sull’atomo di azoto in posizione 5 (N5) un gruppo formilico (-CHO), è
l’acido N5-formil-tetraidrofolico (5-formil THF). Tutti questi coenzimi
svolgono un ruolo essenziale in molte
reazioni metaboliche alle quali prende parte anche la vitamina B12.
Partecipano:
1)
alla biosintesi delle purine;
2)
alla biosintesi dell’acido timidilico;
3)
alla metilazione dell’omocisteina a metionina;
4)
al metabolismo di alcuni aminoacidi come l’interconversione tra glicina
e serina ed il catabolismo dell'istidina.
Per ciò che riguarda la vitamina B6, o
piridossina,
si designa un gruppo di sostanze, aventi la stessa azione, sotto forma di coenzima
piridossal-fosfato,
entra a far parte di un numero elevato di enzimi (transaminasi, decarbossilasi, racemasi, deidratasi, sintetasi,
idrossilasi), che partecipano a numerose reazioni di essenziale importanza,
nella sintesi e nel catabolismo degli
aminoacidi. E’ possibile, in tal modo, la sintesi degli aminoacidi a
partire da prodotti intermedi del metabolismo glicidico. E’ inoltre
indispensabile per avviare la sintesi
delle porfirine e quindi dell’eme (emoglobina).
La carenza nel ratto determina una caratteristica
dermatite e manifestazioni del SNC.
La carenza
nell’uomo determina: glossite, stomatite e lesioni di tipo seborroico intorno
agli occhi, al naso e alla bocca, debolezza, apatia, anemia ipocromica, crampi,
parestesie. Può essere usata nel trattamento del vomito associato a gravidanza,
radioterapia e sindroma di Meniere (Mitchelson, 1992). Si stima il fabbisogno vitaminico
intorno ai 2,2 mg/die per l’uomo e 2 mg/die per la donna. Ne sono ricchi
cereali integrali, le uova, le carni e il fegato. Una piccola
quantità viene prodotta anche dai batteri intestinali. E’ stata
l’ultima delle vitamine scoperte, perché può essere individuata solo
attraverso sofisticatissime analisi di laboratorio, essendo il quadro clinico da
carenza molto sfumato. E’ molto stabile al calore in ambiente acido, meno in
ambiente alcalino, facilmente decomposta dalla luce, è la meno danneggiata dai
procedimenti tecnologici. Tossicità:
non si sono riscontrati fenomeni tali da iperapporto di vitamina B6.
Carenza in
caso di malnutrizione legata a malassorbimento intestinale, alcoolismo,
assunzione di farmaci.
Meccanismi
fisiogenetici della carenza da folati.
Conseguenze:
1)
Alterazione
della sintesi del DNA,
con cambiamenti caratteristici della morfologia nucleare. Sono colpiti per primi
i tessuti a più alta velocità di
moltiplicazione cellulare, con alterazioni riportate come “megaloblastistiche”.
L’acido folico e i suoi metaboliti, sembrano essere essenziali per la
regolazione dei meccanismi intracellulari di crescita sia nel periodo embrionale
che in quello fetale.
2)
Elevati
livelli plasmatici di omocisteina, probabilmente è la causa diretta dell’ effetto embriotossico. ,
metabolita dosa bile nel liquido amniotico.
3)
Blocco
dell’espressività di alcuni geni responsabili di sindromi malformative, in
particolare il gene Cart 1,
responsabile del controllo della sintesi del mesenchima cerebrale e delle
cartilagini nel periodo embrionario.
4)
Quadri
clinici da carenza.
In generale si può dire che stati di ipovitaminosi
complessa, oligo o paucisintomatica, prolungandosi nel tempo possono provocare
deficit metabolici obsoleti e/o silenti, ma non per questo meno lesivi. Per ciò
che riguarda la carenza della folina si può elencare:
1)
Anemia
megaloblastica, cellule
megaloblastiche sono presenti nel midollo osseo.
2)
Rallentamento
dello sviluppo corporeo nel pulcino, e probabilmente i difetti di crescita
fetale
3)
Aborto
ricorrente.
4)
Aumento
di incidenza di malformazioni fetali, come anencefalia e spina
bifida. Il primo a
mettere in evidenza questa alterazione è stato Hibbard
nel 1964, in seguito molti studi clinici e di biologia molecolare, hanno
confermato tale associazione evidenziando in particolareuna stretta correlazione
tra carenza di folati e difetti di chiusura del tubo neurale.
5)
Il cancro del colon-retto è
la seconda causa di morte da cancro negli USA.. Ricercatori dell'università di
Toronto hanno appena completato uno studio che dimostra che il livello di acido
folico nella mucosa del colon è significativamente più basso tra i pazienti
con polipi maligni che tra quelli con polipi iperplastici. Sono stati studiati
30 pazienti di oltre 18 anni che si erano recati al New England Medical Center
per colonscopie. Le biopsie effettuate su mucosa normale dimostravano che la
presenza di polipi adenomatosi era associata ad un livello di folati intramucosi
decisamente basso rispetto a quello presente in caso di polipi iperplastici. Il
livello di folati nel sangue e nei globuli rossi, pur se direttamente
proporzionale al livello di acido folico intramucoso, non costituiva un
indicatore attendibile della presenza di polipi adenomatosi, mentre è risultato
attendibile il dosaggio dei livelli ematici di omocisteina, che, in caso di
innalzamento, erano significativamente associati alla presenza di polipi
adenomatosi. Secondo i ricercatori, i pazienti affetti da polipi intestinali
maligni possiedono un'alterazione nel metabolismo dei folati, che spiega anche
il loro elevato tasso di omocisteina ematica. (American Journal of Clinical
Nutrition, 10/98).
6)
Malattie
vascolari ed elevati valori plasmatici di omocisteina. Numerosi rilievi epidemiologici hanno evidenziato
una correlazione fra incidenza di eventi clinici a genesi vascolare (trombosi
venosa e manifestazioni emboliche, maggiore incidenza di malattia aterosclerotica) in
diversi distretti (circolo coronarico,
cerebrale e periferico) e livelli sierici di omocisteina Da circa tre o
quattro anni è stata individuata una iperomocisteinemia, presente nel 30% dei
soggetti cardio-vasculopatici, che è risultato fattore di rischio aterogeno
indipendente dagli altri ben noti (ipercolesterolemia, ipertensione, etc.).
Valori di omocisteinemia superiori al normale solo del 12%, si associano ad un
rischio 3,5 volte più elevato di andare incontro ad infarto del miocardio.
L’integrazione con piccole dosi di acido
folico (400 microgrammi/die), Vit. B6 (10
microgrammi/die) e B12 (100 microgrammi/die), sono sufficienti per riportare
entro i limiti della norma , i valori di omocisteinemia nei soggetti in cui
risultano elevati. Questo mix vitaminico,
potrà dare grandi risultati nelle prevenzioni degli accidenti cardiaci, e potrà
contrastare l’aumento dell’omocisteinemia legata anche al consumo di caffè,
che si è riscontrata negli individui.
7)
Depressione:
i lievi
disturbi del sonno, e del tono dell’umore, traggono grande beneficio dalla
somministrazione di folina, associata a Vit. B6 e vit. B12. Anche nel caso di
disturbi maggiori del tono dell’umore, l’associazione di folina è
particolarmente indicata agli farmaci.
8)
Di recente, inoltre, diversi studi hanno dimostrato una aumentata
prevalenza di iperomocisteinemia in soggetti anziani con diversi gradi di
involuzione cognitiva: il rapporto causa-effetto fra iperomocisteinemia e demenza
è però ancora tutto da chiarire.
Quando è
indicato lo screening per pazienti con omocisteinemia
Lo
screening per iperomocisteinemia è indicato in tutti i soggetti che presentano
una tendenza a sviluppare patologie a genesi vascolare, in particolare in
assenza di altri fattori di rischio; è proponibile anche a tutti coloro che
hanno una familiarità positiva per trombofilia. Il dosaggio dell'omocisteina può
essere eseguito sia in condizioni basali (prelievo in paziente a digiuno dalla
mezzanotte precedente) che dopo prova da stimolo con metionina (il suo
precursore, che viene somministrato per os in quantità proporzionale al peso
del soggetto): il rilievo di elevati livelli di omocisteinemia dopo carico con
metionina consente, secondo le diverse casistiche, di evidenziare una
percentuale di soggetti portatori di un
difetto del metabolismo dell'omocisteina variabile fra il 20 e il 30% ,
altrimenti non evidenziabile dal solo dosaggio basale.
Altri
integratori utilizzati negli USA.
Degli
integratori sucitati, gli Usa utilizzano solo la folina, mentre è indubbio il
vantaggio che si otterrebbe dall’uso associato di vit. B 6 e B12, per la
riduzione dell’omocisteina, meccanismo principale delle complicanze
sudescritte.
Tiamina
o vit. B1.
È stata la prima vitamina ad essere isolata e studiata, il termine amina della
vita o vita-amina fu coniato per mettere in risalto le sue proprietà chimiche
(presenza di un gruppo aminico). Interviene nel ciclo
di Krebs e quindi nel metabolismo glicidico ed energetico, che si evidenzia
con un aumento del tasso ematico dell’acido
piruvico.
Importante
ruolo viene giocato nel ciclo dei pentoso-fosfati e nella conduzione nervosa.
Il
beri-beri, malattia ancora oggi diffusa in Estremo Oriente fra le popolazioni
che si nutrono prevalentemente di riso brillato, è probabilmente dovuta ad una
alterazione del metabolismo glicidico. Si presenta con disturbi a caricodel
sistema nervoso centrale e periferico, dell’apparato digerente e di quello
cardiovascolare.
E’
presente soprattutto nei cereali
integrali, ma essendo localizzata soprattutto nella cuticola esterna, la
molitura l’abburattamento e la brillatura la fanno perdere in gran parte.
Ricchi in tiamina sono anche legumi, frutta oleosa, e fra alimenti di origina
animale il fegato e la carne di maiale.
Riboflavina
o Vit. B2.
Costituiscono, come coenzimi, numerosi enzimi che hanno ruolo fondamentale nelle
reazioni di ossido-riduzione, entrando così nella catena respiratoria.
Sintomi
da carenza: vascolarizzazione della cornea (normalmente priva di vasi), congiuntivite, cheilite,
ragadi delle commissure labiali.
E’
presente nelle carni specie nelle frattaglie, nel latte, nei formaggi ed in
alcuni vegetali verdi.
Niacina
o vit. PP (pellagra preventing)
Entra
a far parte di coenzimi trasportatori di idrogeno (piridin-nucleotidi)
importantissimi nei processi di ossidoriduzione del metabolismo intermedio.
La
carenza nell’uomo va sotto il nome di “pellagra “ con lesioni della bocca
della lingua e della cute, soprattutto nelle zone esposte alla luce. Oltre a
queste dermatiti, si hanno anche disturbi gastrointestinali e neurologici.
Largamente
diffusa in natura, soprattutto carni, fegato, uova e lievito. Relativamente
poveri ne sono i legumi e le verdure, è infatti assai diffusa negli individui con abitudini vegetariane, o con consumo
di carne molto basso.
Ferro
Importante
minerale in traccia, oligoelemento, si trova in tutte le cellule del corpo
combinato con le proteine; gli alimenti ricchi in vit. C ne favoriscono
l’assorbimento. Contribuisce alla sintesi di emoglobina e mioglobina, che
trasportano ossigeno nel sangue e nel muscolo, fa parte inoltre di numerosi
enzimi e proteine, è essenziale per il metabolismo dei grassi, per la
produzione di energia e per un efficiente sistema immunitario. Indispensabile
anche per la sintesi del DNA e per il metabolismo proteico. E’ accumulato nel
corpo sotto forma di ferritina, per lo più nel midollo osseo, nel fegato e
nella milza. Una parziale carenza è molto diffusa, soprattutto nelle donne in
età fertile, nella gravidanza, i vegetariani stretti e i maratoneti. Anche
emorragie croniche non diagnosticate, possono dare carenza con astenia, ridotta
resistenza alle infezioni, anemia, cefalea, dispnea.
Tossicità
del ferro: molto
bassa, il suo assorbimento viene modulato a livello intestinale; più è alto il
fabbisogno, più è alto l’assorbimento. C’è la possibilità di alterazioni
del metabolismo del ferro, indipendenti dall’arricchimento con la dieta, che
comportano un aumento del rischio per le malattie cardiovascolari.
Conclusioni
Sarebbe
interessante, un monitoraggio dei valori ematici del ferro, in corso
dell’integrazione con un mix polivitaminico
e del decorso delle numerose patologie, da carenza vitaminica suesposte, per
un’attenta valutazione dei benefici ottenuti, che saranno sicuramente elevati,
molto più dei costi.
Dr.
M. Mariotta, Dr. G. Veneziano, Dr. R. Pagni: “Il mercato degli integratori,
trend di crescita e possibilità di sviluppo”
Atti XI Simposium Internazionale di Vitaminologia 19-5-2000
Prof.
A. Strata : “la integrazione vitaminica: come e perché”
Atti XI Simposium Internazionale di Vitaminologia
19-5-2000
A.
Fidanza: Le vitamine VII Edizione; Ed. ITL Palestrina Gennaio 2001
A.
Strata: “ La integrazione vitaminica: come e perché” Riv. Del Centro
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P. Periti International
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