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Il nostro Atleta Estremo

da Planet Mountain


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08-04-2001 

Annapurna Mandala Trail, corsa del cielo



Li hanno chiamati i 'Cavalieri del cielo': sono i selezionatissimi partecipanti alla 1a edizione dell'Annapurna Mandala Trail, maratona in 9 tappe - 'tassativamente ad inviti' - attorno al Massiccio dell'Annapurna. E che questa grande, assurda, faticosissima e fantastica corsa, su e giù per i sentieri della grande montagna himalayana, abbia avuto qualcosa a che fare con il cielo e le imprese epiche è pacifico. Basta dare un'occhiata alla scheda della gara per rendersi immediatamente conto dell'impegno (altissimo) che ha richiesto agli atleti.

Dal 13 al 26 marzo scorsi gli sky runners dell'Annapurna Mandala Trail hanno dovuto affrontare qualcosa come 17.000 metri di dislivello in salita e 16.000 in discesa per una distanza complessiva di 360 km. 5 delle 9 tappe sono state corse ad un'altezza superiore ai 3000 m, toccando la massima quota con i 5416 m. del Passo Thorong.

Amerigo Puntelli, l'unico italiano ad essere stato invitato a questa esclusiva maratona l'ha definita: una corsa 'mozzafiato' e 'la più dura delle ultramaratone estreme'. Il trentanovenne di Massa Carrara, specialista delle corse nel deserto ma alla sua esperienza di corsa in montagna (per giunta ad altezze 'assolute'), ce ne ha parlato come di un'esperienza estremamente impegnativa ma allo stesso tempo intensissima e di grande soddisfazione. E' stata una gara dentro sè stesso che gli ha spremuto - specialmente all'inizio - tutte le energie e creato molte difficoltà, ma nonostante cio' "Non mi è mai venuto in mente di mollare" ha affermato Amerigo.

Alla fine l'atleta della North Face sarà 26° ma con la grandissima soddisfazione di essere arrivato fino in fondo a questa autentica e specialissima super maratona del cielo. Un'ultima annotazione merita il paragone fatto da Amerigo tra l'ambiente del deserto, a lui abituale, e quello fino ad ora a lui sconosciuto delle grandi montagne himalayane: sono mondi nettamente differenti - secondo il forte runner - ma che, come tutti gli estremi, si toccano uniti dalla bellezza di una grande Natura.

l'Annapurna Mandala Trail 2001 nel racconto di Amerigo Puntelli

“Ho avuto la fortuna, l'onore, di partecipare alla più incredibile, la più dura delle ultramaratone estreme: l'Annapurna Mandala Trail caratterizzate da salite e discese mozzafiato (credo sia proprio la parola adatta) con al fianco, o da un lato o dall'altro, un spaventoso precipizio.

Parto per questa nuova avventura con qualche preoccupazione: so che questa sarà per me un esame sia dal punto di vista psicologico (sarò completamente solo, con problemi di lingua, in un ambiente che conosco poco per non dire niente) sia dal punto di vista fisico (20 giorni prima della partenza sono andato in sovrallenamento quindi non so come reagirò).

Al breefing mi viene consegnata una cartina dove ho cura di segnare i punti di partenza, i punti di controllo e i punti di arrivo di ogni tappa. Al controllo zaino faccio registrare un peso di Kg. 12: sono più pesante degli altri concorrenti perché nello zaino ho tutto il materiale consegnatomi dal mio sponsor (The North Face) da testare.

Decido per una condotta di gara, almeno all'inizio, prudente. Non mi interessa la classifica, voglio solo arrivare in fondo, vincere anche questa sfida. Del resto mi rendo subito conto che il livello medio dei partecipanti è molto alto: atleti che corrono abitualmente in montagna, alcuni professionisti o semiprofessionisti, parecchi anche con trascorsi importanti alle spalle.

Vengo sopranominato bonariamente l'uomo del mare o l'uomo del sud per la mia provenienza non proprio alpina. Le prime due tappe sono caratterizzate da saliscendi incredibili, mai un attimo di sosta; sono molto nervoso, contratto, non riesco a sbloccarmi soprattutto dal punto di vista psicologico. Accumulo ritardo, comunque arrivo.

La terza tappa (Chame-Manang) è quella della svolta: soffro fino al punto di controllo di Ghyran (mt. 3673), non ho voglia neppure di ammirare lo splendido spettacolo degli Annapurna II (mt. 7939) e IV (mt. 7525). Dopo il controllo corro, corro fino a riprendere una decina di avversari. Ci perdiamo: non riusciamo a trovare la "strada" per Manang, allunghiamo di circa 2 ore, qualcuno sta molto male; io, al contrario, capisco che per me tutto è cambiato. A Manang riesco finalmente a mangiare in maniera soddisfacente, riesco a riposare rilassato dal mio inseparabile ed utilissimo walkmann (ho solo due cassette). La mattina successiva mi riposo, ammiro questa fantastica natura, queste persone meravigliose che sono i tibetani, passo il controllo medico, mangio. Da domani sarà durissima.

La 4a tappa viene modificata: niente lago Tilicho, una frana ha spazzato via il sentiero, quindi controllo al monastero di Thare Gomp (mt. 3790). La tappa si rivelerà micidiale: un atleta fortissimo si ritirerà per gravi problemi cardiaci. tanti decidono di non cercare questo introvabile punto di controllo. Io no, lo trovo ed assieme all'amico Francis proseguo per Phedi (mt. 4420). Arrivo esausto ma soddisfatto. Sta nevicando, prendo una birra, non mangio e vado nel sacco a pelo. Mi infilo le cuffie e via. In camera sono solo ma non mi importa. Dormo.

Alle 4 sveglia, colazione con una tazza di porridge e un uovo sodo e via verso il fatidico Passo Thorong (mt. 5416). Sto benissimo, non ho il minimo accenno di mal di testa. vado su tranquillo in poco più di 3 ore senza alcun problema. Due foto un tè bollente e alle 9 riparto. Come un matto giù per il ghiacciaio ormai sono io: stupisco tutti per questa freschezza ritrovata. anche in classifica generale recupero posizioni.

E' comunque difficile in tappe relativamente brevi recuperare ore di ritardo soprattutto se il livello è piuttosto alto. Comunque corro, corro fino alla fine concludendo in 26 posizione a sole 2 ore dalla 21 posizione. Arrivo con il tricolore spiegato. Non riesco ad esternare la mia gioia più di tanto: sono comunque molto soddisfatto.

Per quanto riguarda l'organizzazione essa prevedeva un unico medico che chiudeva le fila ed alcune "pattuglie" di nepalesi che controllavano il percorso in più punti. Dal punto di vista logistico la Mandala trekking ha organizzato in maniera ineccepibile il post gara e il pre gara (cene e colazioni). L'amico Bruno (organizzatore) mi ha comunque pregato di dire la verità sulla gara in maniera da scoraggiare persone che non siano veramente all'altezza della situazione e che potrebbero trovarsi piuttosto male. La gara comunque anche per il prossimo anno sarà per soli 40/45 invitati “.

Amerigo Puntelli

 

  

A sinistra Amerigo Puntelli al passaggio sul Thorong Pass (mt. 5416), massima quota raggiunta dalla corsa; sopra Amerigo in una fase della gara.
Foto arch. A. Puntelli




  Annapurna Mandala Trail

Periodo
13-26/03/2001
Percorso
9 tappe attorno al Massiccio dell'Annapurna (Nepal)
Lunghezza tot.
Km.360
Dislivello tot. in salita
mt.17000
Dislivello tot. in discesa
mt.16000.
Quota max
Passo Thorong (mt. 5416).




  Classifica finale

1)Nar Bahadur Shah
2)Babu Raja Shrestha
3)Jannick Juchereau




  Curriculum Amerigo Puntelli

1999
- Desert Marathon. 120 Km non stop. Libia.
- Marathon Des Sables. 230 Km a tappe. Marocco.
- Transmauritania. 323 Km non stop. Mauritania.

2000
– B adwater Ultramarathon. 216 Km non stop. USA.

Inoltre ha alle spalle un passato di calciatore, è un appassionato di paracadutismo e di speleologia (con brevetto), ha praticato anche l’alpinismo (tra le salite: 8 sui 4000 mt nel gruppo del M.te Rosa.)




  Allenamento per l'Annapurna Mandala Trail di Amerigo Puntelli

ogni settimana 2 sedute di due ore di palestra con pesi, 3 uscite di tre ore di corsa in tracciato misto, alla domenica uscita di 5 ore di corsa in montagna con zaino (peso 8/9 Kg).




  Sponsor

Amerigo Puntelli fa parte del Team THE NORTH FACE ITALY

 CARRARA — Una vita all'«estremo» 


CARRARA — Una vita all'«estremo» delle soddisfazioni, per respirare tutto l'ossigeno che c'è.
Amerigo Puntelli è una specie di Indiana Jones, un uomo davvero speciale, non è apprezzabile soltanto il suo rendimento sportivo, che non si accontenta se non viene messo alla prova con qualche maratona dalle caratteristiche off limits, ma soprattutto il suo spirito, la capacità di ottenere il meglio dal proprio corpo, di dominare il dolore e di dimostrare un coraggio pari a pochi.
Eppure è un uomo come gli altri, dieci ore di lavoro in segheria, una famiglia, una vita regolare, e qualche 'stravizio' come una passeggiata a cinquemila metri sull'Himalaya, o settanta chilometri al giorno di maratona nella Valle della Morte con una depressione di tremila metri. Ma non è finita qui. Amerigo Puntelli si è raccontato in un incontro alla sala Amendola organizzato da Diet & Fitness.
Tutto è cominciato per scherzo e poi è proseguito aumentando ogni giorno la prestazione e la tenacia, non si è fermato nemmeno dopo un'operazione al menisco, alzandosi spesso alle 4 di mattina, percorrendo 15 chilometri la mattina a corsa e 25 la sera, in una miriade di avventure dal deserto libico all'Himalaya (5400 metri) dove era chiamato l'uomo del mare, con uno zaino da quindici chili sulle spalle e tutto il necessario per sopravvivere, qualche volta anche senza.
Anticipato nel suo racconto dal dottore Pierfrancesco Milanta che ha parlato di tecniche di autocontrollo emozionale, e dal professore Andrea Andreani che ne è stato il preparatore atletico, quindi da un medico che ha spiegato l'uso corretto degli integratori, Amerigo Puntelli ha narrato le proprie esperienze: la prima maratona nel deserto libico per 120 chilometri, poi nel Sahara quindi nel deserto della Mauritania, e, per gradire, una bella 'corsetta'nella Valle della Morte quando di notte i gradi erano 47 e di giorno 60, umido e invivibile.
Dopo essere stato sotto il livello del mare, via verso il cielo sulla vetta dell'Himalaya. «Molti mi hanno aiutato nelle mie imprese— ha detto Puntelli—poiché ho sostenuto tante spese, tra queste la Camera di Commercio, l'Ente Cultura e Sport, la Circoscrizione cinque, e anche molte aziende. Sono felice di ciò che ho fatto, quando guardo le diapositive non ci credo nemmeno io; ho visto paesaggi inconsueti, sono passato in mezzo a territori quasi inesplorati, anche attraverso paesi in guerra».
Le maratone con lui sono diventate ultramaratone estreme, in percorsi accidentati a dieci chilometri orari di tragitto no stop, con bussola e cartine, quel poco per l'autosufficienza, qualche volta con il medico, altre volte no. Adesso si sta preparando per la prossima prova, forse ad ottobre, ma questa volta dove?

di Cristina Guala

 

 

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