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MELOGRANO

Punica granatum (Pomgranade) 

Una ricca fonte di acido ellagico

 Claudia Valla

 

1                    Introduzione

Il melograno (Punica granatum L) è una pianta originaria dell’Africa settentrionale e dei monti del Caucaso, largamente diffusa anche in tutto il Nord America. Esistono diverse tesi sulla possibile derivazione del suo nome. La somiglianza ad una mela (dal latino “pomum”) ricca di semi (dal latino “granatum”) ha certamente contribuito alla coniazione del termine inglese “pomgranate”. Anche nell’antica lingua francese, il termine “pume granate” confermerebbe la sua derivazione latina. Un’ulteriore interpretazione, sempre di matrice latina, ne collegherebbe l’idioma al luogo d’origine (da “Malum punicum”, appunto, melo di Cartagine).

Decorazioni raffiguranti la pianta del melograno sembra fossero il principale motivo ornamentale di alcuni capitelli di colonne nel tempio di Salomone. Gli usi tradizionali del melograno hanno radici molto antiche. Il melograno è descritto in un papiro datato addirittura 1550 prima di Cristo (papiro di Ebers). Anche Ippocrate ne descrive le proprietà e parla del melograno come di un vero e proprio rimedio medicamentoso. Nell’antica Grecia, infatti, il melograno era prescritto come antielmintico, antinfiammatorio e per combattere i casi di diarrea cronica. Nella medicina tradizionale georgiana, invece, il melograno veniva utilizzato per la cura di emorragie passive, ferite infette e sudori notturni. Diffuse erano anche le applicazioni contro le infezioni parassitarie (1).

Le numerose proprietà benefiche attribuite dalla tradizione popolare al melograno sono state successivamente confermate dalla medicina ufficiale, la quale ha inoltre individuato altre interessanti potenzialità terapeutiche di questa pianta.

2                    Fitochimica

I composti fino ad oggi identificati nel melograno (Punica granatum) sono numerosi e molto diversi fra loro. Troviamo molteplici classi di sostanze, diversamente distribuite nell’intera pianta (vedi tabella 1). Tra tutte, degna di segnalazione è soprattutto la presenza di composti di carattere fenolico, in particolar modo acido ellagico (localizzato principalmente nel frutto e nella pelle del frutto). Si segnalano anche alcuni alcaloidi (quali la pelletrina) (nella radice) (4), nonché alcuni fitoestrogeni quali estrone, estradiolo, daidzina, genistina, daidzeina, genisteina e cumestrolo (nei semi) (2, 4).

 Tabella 1 – Sostanze chimiche presenti nelle diverse parti della pianta di Punica granatum (2) (ordine alfabetico).

Parte della pianta

Sostanze contenute

Frutto

Acido ascorbico, acido borico, acido citrico, acido ellagico, acido malico, acido neo clorogenico, acido p-cumarinico, acido pantotenico, acqua, beta-carotene, calcio, cloro, acido clorogenico, cianidin-3,5-diglucoside; cianidin-3- glucoside, cianidin 3,5-diglucoside, cianidin 3-glucosio, delfinidin-3-glucoside, delfinidin 3,5-glucoside, delfinidin, cianidin 3,5-diglucoside, delfinidin 3-glucoside, fibra; fruttosio; ferro, glucosio, magnesio, maltosio, malvidina, malvidin-pentosglicosidi, niacina, acido ossalico, pectina, fosforo, fitosteroli, polifenoli, potassio, pelargonidin, proteine, acido protocatecuico, riboflavina, rame, sodio, tiamina, vitamina B6, zolfo.

Foglie

1,2,3,4,5,6-penta-o-galloil-beta-d-glucosio; 1,2,3,4,6-tetra-o-galloil-beta-d-glucosio; 2-(2-propenil)-delta’-piperideina, 2-o-galloilpunicalin, D-mannitolo, tannini.

Semi

Acido arachidico, acido cis-9,trans-11,cis-13-triene; acido linoleico, acido stearico, amido, acido oleico, acido palmitico, acido punicico, cumestrolo, D-mannitolo, daidzina, daidzeina, fosfatidil-serina, genisteina, genistina, pelargonidin-3-diglucoside, proteine.

Picciolo

Resine, inulina, mucillagine, ossalato di calcio,

Pericarpo

Acido gallico, acido elaidico, acido ellagico, cere, flavogallolo, granatin A, granatin B, isoquercetrin, mannitolo, pectina, punicalagina, punicalin, resine.

Radice

Alcaloidi, D-mannitolo, tannini

Corteccia

Acido ellagico, friedelin, isopellettierina, metil-isopelletierine, metil-isopelletierine, punigluconine.

 

Figura 2 – Struttura chimica, formula bruta e peso molecolare dell’acido ellagico (37).

 

 

3                    Proprietà

Le benefiche proprietà attribuibili al melograno sono per la maggior parte collegabili al suo contenuto in sostanze fenoliche, in particolar modo in acido ellagico (vedi figura 1). Tra gli altri fenoli ricordiamo: delfinidin 3-glucoside, delfinidin 3,5-glucoside, cianidin 3-glucoside, cianidin 3,5-diglucoside, cianidin 3-glucosio, pelargonidin, delfinidin, cianidin 3,5-diglucoside, delfinidin 3-glucoside (2, 4).

L’acido ellagico può essere definito come depside (tannino idrolizzabile la cui molecola deriva dalla condensazione di più unità elementari di acido gallico). A differenza di altri acidi, l’acido ellagico non possiede un gruppo carbossilico e può quindi unirsi al glucosio solamente mediante un legame emiacetalico e non estereo (come avviene invece per gli acidi gallico e digallico) (3).

L’acido ellagico nelle piante è normalmente presente sotto forma di ellagitannini, ovvero esteri idrolizzabili del glucosio con l’acido esaidrossi difenico. In seguito ad idrolisi, dagli ellagitannini si ottiene, appunto, acido ellagico (ovvero il dilattone dell’acidoesaidrossidifenico) e glucosio. L’acido ellagico è un composto molto stabile, moderatamente solubile in dimetilsulfossido ed in altri solventi organici e relativamente insolubile in acqua (14) (vedi figura 2).

Al melograno, in virtù delle sostanze in esso contenute, sono state attribuite dalla moderna medicina numerose proprietà benefiche. Tra le più importanti ricordiamo: l’azione preventiva nei confronti dell’insorgenza dell’arteriosclerosi, l’attività antibatterica, l’azione anticancerogena e l’attività antiossidante.

 

1.1                   Il potere antiossidante del melograno: un aiuto contro l’arteriosclerosi

 

Il regolare consumo di alimenti ricchi in componenti antiossidanti di carattere polifenolico è notoriamente associato alla diminuzione del rischio di insorgenza delle malattie cardiovascolari. Gli antiossidanti di carattere fenolico contenuti nella pianta del melograno e concentrati soprattutto nel frutto e nei suoi annessi, esercitano un’interessante azione preventiva rivolta in particolare modo verso l’arteriosclerosi (30, 31, 32).

La presenza di numerose molecole antiossidanti nel fitocomplesso del melograno è stata dimostrata da indagini di tipo chimico e da saggi biologici e comparativi (2, 4, 26). Un recente studio ha ad esempio evidenziato come il succo del melograno e l’olio ricavato dai semi di questo possiedano un potere antiossidante paragonabile a quello dell’idrossianisolo butilato (BHT) e del thè verde (Camelia sinensis), nonché significativamente superiore a quello del vino rosso da Vitis vinifera. In particolare, i flavonoidi estratti dall’olio ricavato dai semi hanno mostrato un potere inibente del 31-44% nei confronti dell’enzima ciclossigenasi ovino; quelli estratti, invece, dal succo hanno rivelato un potere inibente nei confronti della lipossigenasi della soia pari al 69-81% senza inibire significativamente la ciclossigenasi ovina (26).

Tra i fattori coinvolti nell’insorgenza del’arteriosclerosi ritroviamo la perossidazione delle liporoteine a bassa densità (LDL), la loro aggregazione e ritenzione oltre alla degenerazione spugnosa dei macrofagi ed al fenomeno dell’aggregazione piastrinica. Un ruolo importante è inoltre giocato dall’enzima paraoxonasi che, in qualità di esterasi legata alle proteine ad alta densità (HDL), è in grado di idrolizzare i perossidi lipidici presenti nelle lesioni arteriosclerotiche umane. Dal momento che la sua attività è inversamente proporzionale all’insorgenza dell’arteriosclerosi, questo enzima può costituire un parametro di riferimento per la valutazione della capacità di alcune sostanze di prevenire la formazione delle pericolose placche tipiche dell’arteriosclerosi (31, 32).

In un interessante studio è stato preso in esame come il consumo di succo di melograno possa ridurre lo stress ossidativo e le modificazioni aterogeniche a carico delle lipoproteine a bassa densità (LDL) e l’aggregazione piastrinica. Tale sperimentazione è stata parallelamente condotta per un periodo di due settimane sia in un gruppo di 13 uomini che su topi carenti della apolipoproteina E (26). Dai risultati emersi è stato evidenziato come il consumo di succo di melograno abbia diminuito (negli uomini) l’aggregazione e la ritenzione delle LDL ed incrementato l’attività della paraoxanasi serica (vedi figura 1). Nei topi, invece, l’assunzione di succo di melograno ha ridotto di oltre il 90% l’ossidazione delle LDL da parte dei macrofagi. Tale effetto è stato associato sia alla diminuzione della perossidazione lipidica cellulare che a quella del rilascio di anioni superossidi. Sempre nei topi, è stata osservata una diminuzione del 20% nell’inglobamento delle LDL sia native che ossidate nei macrofagi peritoneali. In ultima analisi, la somministrazione di succo di melograno ha ridotto le dimensioni delle lesioni di tipo arteriosclerotico di oltre il 44%.

 

1.2                   Attività  antibatterica

 

Le proprietà antibatteriche attribuite dalla tradizione al melograno sono state attualmente confermate da numerosi studi (17, 18, 19, 21, 33). Altre ricerche hanno dimostrato che l’attività di questa pianta è trasferibile anche ad alcune forme di virus (20), funghi (23) e parassiti (22, 24, 25) .

Le specie batteriche verso cui l’estratto del frutto intero di melograno ha provato la sua efficacia sono: Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Aspergillus niger (18), Salmonella tiphy (19, 21), Pseudomonas aeruginosa (21). Inoltre, l’acido ellagico, presente nel melograno, ha dimostrato di possedere una attività inibente preferenzialmente rivolta alla crescita di alcuni ceppi di batteri patogeni (Gram negativi anaerobi) che colpiscono la cavità orale e periodontale, quali Porphyromonas gingivalis e Prevotella intermedia (34).

I tannini presenti nel pericarpo del frutto del melograno hanno rivelato in vitro non solo proprietà inibenti nei confronti della replicazione del virus dell’herpes genitale HSV-2, ma anche la capacità di ucciderlo nonché di bloccare il suo assorbimento nelle cellule sane (20).

Interessante è il potere larvicida dimostrato dall’estratto di melograno nei confronti delle larve di Chrysomyia albiceps (22) nonchè la sua moderata azione antielmintica nei confronti dell’Ascaris lumbricoides umano (24), quella mulloschicida verso la specie Lymnaea acuminata (25) e quella funghicida verso alcuni dermatofiti in vitro (23). Inoltre, ai tannini ed agli alcaloidi estratti dalla radice del melograno sono state attribuite proprietà amebicide nei confronti delle specie Entamoeba histolytica e Entamoeba invadens (35).

 

1.3                   Potere anticancerogeno

 

In qualità di fenolo, l’acido ellagico possiede numerose proprietà che lo rendono capace di interagire con molti degli aspetti del metabolismo cellulare dei mammiferi che partecipano all’iniziazione ed allo sviluppo del tumore. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che l’attività anticancerogena dell’acido ellagico si esplica su diversi fronti. La grande maggioranza di questi si è comunque concentrata sulla fase di iniziazione del processo della carcinogenesi indotta da sostanze notoriamente cancerogene ed ha coinvolto animali da esperimento, principalmente topi (6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16). Il contrasto esercitato dall’acido ellagico nei confronti della carcinogenesi coinvolge molteplici meccanismi, molti dei quali non sono ancora stati ben chiariti. Sinteticamente, possiamo riassumere la sua azione come segue:

§         Cambiamento del rapporto tra gli enzimi della fase I e quelli della fase II, sia attraverso l’inibizione che attraverso la diminuzione della disponibilità di quegi enzimi del citocromo P450 che partecipano all’attivazione ed al metabolismo delle sostanze cancerogene (12).

§         Inibizione della formazione del legame tra sostanze cancerogene e DNA sia attraverso la creazione di un legame diretto tra sostanza cancerogena ed acido ellagico che tramite un’attività di contrasto nei confronti dell’interazione tra sostanza cancerogena e DNA stesso (9, 13).

§         Stimolazione dell’attività dell’enzima glutatione-S-transferasi (GST) nel fegato (12)

§         Stimolazione dell’enzima glutatione riduttasi nel fegato (15)

§         Disattivazione dei metaboliti reattivi della carcinogenesi (14)

§         Inibizione dei danni da perossidazione lipidica indotta dai radicali liberi (14)

 

L’azione anticancerogena dell’acido ellagico è stata fino ad ora evidenziata soprattutto in modelli animali che hanno interessato organi e tessuti ben precisi, quali ad esempio il polmone (8), la pelle (6), l’esofago (9, 10) ed il fegato (12, 15, 14, 16).

 

3.4          Altro

 

Un’interessante studio condotto su ratti ha evidenziato le virtù gastroprotettive dell’estratto di melograno nei confronti dei danni indotti da etanolo. In base ai risultati ottenuti sembra che la componente fenolica sia in grado di provocare un rafforzamento della barriera rappresentata dalla mucosa gastrica (27).

Una recente ricerca ha inoltre rivelato che l’estratto di semi di melograno possiede nei ratti una significativa attività antidiarroica in presenza di fattori scatenanti specifici (PGE2 e castrol oil) (28). A tal proposito, è utile osservare che l’acido ellagico, come astringente intestinale, presenta il vantaggio di essere insolubile nel succo gastrico acido, mentre può sciogliersi nel succo enterico avente reazione alcalina. L’acido ellagico non possiede perciò alcuna azione irritante sullo stomaco (37).

L’estratto di melograno, in virtù delle sue proprietà antiossidanti e preservanti l’ossidazione dei lipidi, potrebbe trovare interessanti applicazioni anche in campo alimentare. Come è noto, infatti, i lipidi presenti nella carne cotta , in particolar modo i fosfolipidi, vanno facilmente incontro ad ossidazione. Tali reazioni sono generalmente influenzate da una serie di variabili, quali la presenza di ossigeno, luce, calore, metalli pesanti, pigmenti, oltre che dalla loro particolare composizione in acidi grassi.

Il potere antiossidante di una serie di composti fenolici derivati da vegetali nei confronti dei processi ossidativi a carico della carne è stato esaminato in un interessante studio (36). L’acido ellagico, aggiunto alla carne in concentrazioni dai 30 ai 200 ppm si è dimostrato il più efficace tra tutti gli altri testati. A titolo comparativo, la sua attività preventiva nei confronti della perossidazione a carico della componente lipidica della carne, si è rivelata maggiore (alla concentrazione di 200 ppm) rispetto a quella esercitata, a parità di condizioni, dalla viatmina E. Quanto sopra riportato, assieme alla naturale capacità dei tannini di legare le proteine, potrebbe costituire dunque una motivazione scientifica alla tradizionale usanza dei popoli caucasici di aggiungere succo di melograno ai cibi a base di carne.

L’estratto di melograno ha infine dimostrato di possedere, almeno in vitro, un’interessante azione inibente nei confronti dell’attività dell’enzima alfa-amilasi (29).

Figura 1 – influenza dell’assunzione del succo di melograno sullo stato di ossidazione dei lipidi serici nel gruppo dei 13 soggetti umani dello studio (26).

 

1.4                   Conclusioni

 

La pianta del melograno, già molto conosciuta dai popoli dell’antichità, ed utilizzata nelle preparazioni della medicina tradizionale è oggi più che mai degna di considerazione in virtù delle evidenze riscontrate dalla moderna ricerca scientifica. Il suo ricco contenuto in sostanze antiossidanti, in particolar modo acido ellagico, ed il significativo potere antiossidante la rendono un valido aiuto per la prevenzione di alcune patologie molto diffuse, quali ad esempio l’arteriosclerosi. Grazie alle sue proprietà antibatteriche, antiossidanti ed astringenti, il consumo diretto o la somministrazione in forma concentrata dei principi attivi contenuti nei diversi comparti del frutto sotto forma di estratto può recare notevoli vantaggi alla nostra salute e contribuire al globale benessere dell’individuo.

 

Tabella riassuntiva: sostanze attive e principali proprietà per l’estratto di Melograno (Punica granatum).

Estratto di Melograno (Punica granatum) titolato al 20% in acido ellagico

Proprietà/

azioni/

impieghi

(principali)

Azione preventiva nei confronti dell’insorgenza dell’arteriosclerosi (prevenzione della perosidazione delle LDL), attività antibatterica, azione anticancerogena ed l’attività antiossidante.

Proprietà/

azioni/

impieghi

(possibili)

Attività gastroprotettiva, antidiarroica ed inibente dell’alfa amilasi

Parte della pianta utilizzata

Frutto intero

Sostanze contenute

Vedi tabella 1

Posologia

Per gli integratori: 50 mg/die di estratto

Per i prodotti antinvecchiamento: 250 mg/die di estratto

Precauzioni per l’utilizzo

L’acido ellagico contenuto nell’estratto (in qualità di tannino) può legare le proteine e precipitarle.

Tossicità

Per l’acido ellagico puro: DL50=20ug/mL

 

 

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