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GLUCOSAMINA
SOL
FATO E CONDROITIN SOLFATO
Curare
le Osteoartriti con gli agenti condroprotettori
Patricia
Estepa
Dipartimento Tecnico Joint Care Division
Bioiberica S.A. Barcellona
Le
Osteoartriti (OA) sono la più comune forma di disturbo articolare che
colpisce la popolazione mondiale, modificandone pesantemente la qualità
della vita. Recentemente, si è registrato un aumento dell’interesse
verso l’uso di agenti condroprotettivi per la cura delle OA. Per capire
meglio il meccanismo d’azione di questi principi attivi, bisogna prima
essere a conoscenza della struttura di una cartilagine.
La
cartilagine
In
condizioni normali, la superficie articolare delle ossa è coperta dalla
cartilagine ed immersa nel fluido sinoviale (Figura 1). In
un’articolazione sana la cartilagine è liscia ed il fluido sinoviale
fornisce un’adeguata lubrificazione.
Figura
1. Struttura tipica di un’articolazione sana.
Normalmente,
la cartilagine ha la seguente composizione:
2%
da cellule, dette condrociti,
20
- 40% da matrice extracellulare
60
– 80% da acqua.
I
condrociti producono e mantengono la matrice, che a sua volta rappresenta
un ambiente favorevole allo sviluppo di queste cellule.
La
matrice extracellulare è composta al 60%da
collagene (prevalentemente collagene di tipo II) e dal 40% di
proteoglicani. Questi ultimi sono composti da glicosaminoglicani (o
mucopolisaccaridi) attaccati ad una catena proteica. I glicosaminoglicani
più rappresentativi sono Condroitin Solfato-6, Condroitin Solfato-4,
Keratan Solfato e Dermatan Solfato. Nella matrice i proteoglicani sono
legati a molecole di acido ialuronico in modo da ottenere particolari
aggregati a forma di piuma (Figura 2). Questi aggregati sono estremamente
idrofilici, ciò spiega l’elevata quantità d’acqua presente nella
matrice. Contemporaneamente i proteoglicani sono legati alla fibrille di
collagene, con lo scopo di limitare
l' eccessivo richiamo d’acqua, che cambierebbe radicalmente le
proprietà fisiche della cartilagine.
Figura
2. Struttura della cartilagine
Come
tutti gli altri tessuti connettivi dell'organismo, anche la cartilagine
articolare è un materiale vivo e dinamico. In pratica è costantemente
demolita e rimpiazzata. Nelle persone sane c'è un equilibrio fra la
distruzione del vecchio tessuto (attraverso la sintesi di enzimi da parte
dei condrociti) e la sintesi di uno nuovo. Se invece la cartilagine viene
distrutta più velocemente rispetto al tempo impiegato dall' organismo a
sostituirla, allora si sviluppa l'osteoartrite. In particolare, si
verifica una minor produzione di glicosaminoglicani, che porta ad una
diminuzione dei legami tra proteoglicani e collagene. Il risultato è un
maggior richiamo di acqua all’interno della matrice, che rende la
cartilagine meno resistente, limitando la sua normale funzione protettiva.
Questo processo progredisce inesorabilmente, indebolendo sempre più
l’articolazione e causando danni irreparabili col passare degli anni.
Soltanto
nel 2-3% dei casi le OA sono causate da infortuni o traumi alle
articolazioni, infermità congenite o altre infermità; in questi casi si
parla di OA secondarie. La maggior percentuale è rappresentato dalle OA
primarie( localizzata o generalizzata), che appaiono apparentemente senza
cause scatenanti con l’avanzare dell’età. Le OA primarie si
verificano con più probabilità dopo i 50 anni; alcuni studi segnalano
che dopo i 65 anni il 75% degli individui soffre di OA più o meno grave.
Cura
delle Osteoartriti
Le
due capacità che, secondo i medici, una terapia dovrebbe avere per curare
le OA sono:
1.
diminuire i sintomi del disturbo
2.
limitare il progresso della malattia
Le
terapie convenzionali sono solite intervenire attraverso i) interventi
chirurgici, ii) cambiamento delle abitudini di vita degli ammalati o iii)
cure farmacologiche.
L’intervento
chirurgico è sicuramente di grande efficacia, ma è consigliato solo nei
casi più gravi.
Il
tentativo di modificare alcuni comportamenti errati nello stile di vita è,
invece, alquanto complicato. È, infatti, ben noto che una riduzione del
peso corporeo, un’alimentazione più sana e una lieve attività fisica
mirata siano fattori che porterebbero benefici, ma spesso sono
difficilmente applicabili alla vita di tutti i giorni.
L’impiego
di farmaci, antinfiammatori non-steroidei (aspirina, ibuprofene, etc.) e
corticosteroidi, ha un effetto immediato sugli stati infiammatori
responsabili del dolore, ma spesso hanno effetti collaterali non
trascurabili (ulcere gastriche, necrosi renali, riduzione dell’attività
immunitaria)ed in più non bloccano la OA e non hanno effetto “carry-over”.
Agenti
Condroprotettori
Negli
ultimi anni la ricerca scientifica ha focalizzato il proprio interesse
sulla ricerca di principi attivi che rallentino il progredire delle OA e
stimolino la riparazione delle cartilagini danneggiate: gli agenti
condroprotettivi.
Le
caratteristiche ottimali che dovrebbero avere sono:
1.
stimolare i condrociti a produrre collagene e proteoglicani
2.
inibire la degradazione della cartilagine (per es. mediante
l’inibizione degli enzimi)
I
composti che hanno mostrato di avere queste caratteristiche sono quelli
naturalmente presenti nella cartilagine, tra cui i più rappresentativi
sono acido ialuronico, glucosamina e condroitin solfato.
Acido
Ialuronico
È
composto da catene di acido glucuronico e
N-acetilglucosamina. Funge da lubrificante all’interno del
liquido sinoviale. Il suo assorbimento a livello intestinale se assunto
per via orale (OC) è scarso, per questo motivo è ampiamente usato nel
caso di iniezioni intrarticolari.
Glucosamina
È
un amino-monosaccaride che i condrociti sintetizzano a partire da glucosio
e che funge da precursore per
i glicosaminoglicani (Figura 3).
Nel
caso di OA, un apporto supplementare di glucosamina mette a disposizione
dei condrociti una quantità di materia prima tale da compensare lo
squilibrio tra degradazione e rinnovo della cartilagine, permettendone un
più veloce ripristino.
Figura
3. Formula di struttura della D-Glucosamina Solfato
Alcuni
studi hanno, inoltre, dimostrato un lieve effetto antinfiammatorio,
probabilmente dovuto ad un blocco dei radicali liberi.
In
seguito ad assunzione per via orale, la quantità di glucosamina
biodisponibile è circa pari al 45% di quella ingerita; l’escrezione
avviene principalmente con le urine. È stato dimostrato che
l’assunzione per via orale di sali di glucosamina (glucosamina solfato e
glucosamina cloridrato) può avere effetti benefici per la cura delle OA;
inoltre non è stata segnalata alcuna tossicità, né particolari effetti
collaterali.
Condroitin
Solfato
Come
già accennato è il glicosaminoglicano presente in maggior quantità
all’interno delle cartilagini. È un polimero di acido glucuronico e
N-acetil-galattosamina solfato (Figura 4). Si può trovare in numerosi
tessuti, tra cui tendini, ossa, dischi vertebrali, cornea e valvole
cardiache.
Figura
4. Struttura base del Condroitin Solfato-6
La
sua funzione fondamentale nella cartilagine è quella di formare i legami
con le fibrille di collagene. È stato dimostrato anche un effetto
inibitorio nei confronti degli enzimi (collagenasi ed elastasi) presenti
nel liquido sinoviale e responsabili della degradazione della cartilagine.
Col
passare degli anni la produzione di condroitin solfato da parte dei
condrociti diminuisce, con la conseguenza di avere una cartilagine sempre
più indebolita.
Assumere,
quindi, condroitin solfato nel caso di OA può aiutare ad incrementare la
concentrazione di glicosaminoglicani nella cartilagine e limitare la sua
eccessiva degradazione.
La
quantità assorbita in seguito all’assunzione via orale è stata
calcolata essere circa il 20% del totale. Anche in questo caso non è
stata dimostrata alcuna tossicità ne effetti collaterali.
Molti
studi pubblicati recentemente riportano che, in seguito a somministrazione
per via orale di questo principio attivo, i pazienti hanno riscontrato una
riduzione del dolore(leggera attività antinfiammatoria), parallelamente
ad un calo nel consumo di farmaci antinfiammatori o altri antidolorifici.
Effetto
sinergico
Sia
la glucosamina che il condroitin solfato, considerati separatamente, non
possiedono tutte e tre le caratteristiche peculiari di un condoprotettore;
ciò si verifica invece se si sommano i loro effetti (Tabella 1).
Visto
che la glucosamina stimola la produzione di nuova cartilagine e il
condroitin solfato ne impedisce la degradazione, l’effetto risultante da
una somministrazione combinata per fasi progressive della infermità, sarà
il rallentamento del progredire dell’OA.
Tabella
1. Ipotetico meccanismo di sinergia tra Glucosamina e Condroitin Solfato
|
Agente
condroprotettivo
|
Azione
|
|
Glucosamina
|
Stimola
il metabolismo dei condrociti e dei proteoglicani
|
|
Condroitin
Solfato
|
Inibisce
gli enzimi che degradano la cartilagine
|
Non
è da escludere che si possa verificare una sinergia fra i due composti,
andando a potenziare l’effetto dei singoli. A questo proposito sono
stati pubblicati numerosi studi effettuati su uomini ed animali.
Attualmente negli USA è in corso una prova clinica, gestita dal NIH (National
Institute of Health), che durerà tre anni e coinvolge più di 3000
persone, con lo scopo di confrontare l’effetto di questa associazione di
principi attivi con quello di alcuni farmaci antinfiammatori.
Conclusioni
Negli
ultimi anni si è registrato un aumento d’interesse da parte degli
studiosi nei confronti degli agenti condroprotettivi (acido ialuronico,
glucosamina e condroitin solfato) per la cura delle osteoartriti.
Nonostante siano necessari ulteriori studi di approfondimento, è ormai
chiaro che l’acido ialuronico intrarticolare migliori la lubrificazione
dell’articolazione e riduce il gonfiore e le infiammazioni.
Particolare
attenzione è rivolta all’impiego di condroitin solfato e glucosamina,
che inseriti in formulazioni dietetiche per via orale sembrano lavorare in
sinergia per rallentare il progredire delle OA. La comodità d’impiego,
il basso costo e la loro assoluta non-tossicità aprono le porte ad un
nuovo approccio nella cura delle osteoartriti, considerate quasi
inarrestabili fino a pochi anni fa.
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