L-CARNOSINA
Efficace antiossidante
non solo per il recupero muscolare
Claudia
Valla – Giuseppe Campus
1
Introduzione
La L-carnosina è un dipepdtide
N-b-alanil-L-istidina, che è ampiamente presente negli
organismi vertebrati e particolarmente abbondante nel
cristallino, nel cervello (specialmente nelle vie olfattive
primarie) e nella muscolatura scheletrica, ma non nel
muscolo cardiaco dell'uomo. I tessuti dei mammiferi
contengono carnosina ed anserina (N-metil-carnosina), mentre
i tessuti umani contengono solo carnosina (1).
La naturale presenza di L-carnosina si aggira attorno a
concentrazioni di circa 20 mM nella muscolatura scheletrica
e 5 mM nel cervello. Livelli così elevati in questi singoli
tessuti sembrano essere dovuti sia alla resistenza della
carnosina alla scissione proteolitica che alla locale scarsa
attività di specifici enzimi (carnosinasi) (51).
Benchè alla carnosina non sia
stato ufficialmente attribuito alcun ruolo metabolico ben
definito, la recente ricerca scientifica ha fino ad ora
identificato la sua implicazione in numerosi processi
fisiologici. Gli studi che hanno avuto come oggetto la
carnosina, hanno infatti individuato una sorprendente
molteplicità di proprietà che, spaziando dall’azione
antiossidante, antinvecchiamento, ed antiglicosilazione
delle proteine fino a quella di promoter del recupero
muscolare, la rendono un nutriente particolarmente
interessante ed estremamente versatile (25).
Tra le funzioni meglio
documentate della L-carnosina, ricordiamo quella di
antiossidante ad "ampio-spettro", (laddove sia stata
dimostrata la sua interazione con molti tipi di radicali
liberi, incluso il radicale ossigeno, il perossido di
idrogeno ed i radicali perossidici e idrossidici) e quella
di neutralizzante dei protoni superflui, ioni metallici con
più valenze e composti di radicali liberi (azione tamponante
generale) (22, 23).
Figura 1 – La molecola della
L-carnosina (N-b-Alanyl-L-histidine), PM=226,24, formula
bruta (C9H14N4O3),
N CAS 305-84-0.
2
Biocinetica
La carnosina viene sintetizzata
nel fegato a partire dai suoi costituenti primari (alanina
ed istidina) ed è in seguito trasportata attraverso il
sangue nei muscoli dove viene assorbita.
Se prendiamo come riferimento
una dieta costituita da almeno una portata di manzo, maiale
o pollo al giorno, l’assunzione media della carnosina
attraverso i cibi può aggirarsi mediamente attorno ai 50-250
mg/die. Una volta assunta attraverso l'alimentazione, la
carnosina, in virtù della sua natura dipeptidica, viene
assorbita inalterata nell'intestino. Circola nel sangue
grazie ad uno specifico mezzo di diffusione fino a
raggiungere il rene, il fegato, il cervello e la muscolatura
(51).
La carnosina viene assorbita
abbastanza efficacemente (fino al 15% della dose ingerita),
circola attraverso il sangue ed è prontamente utilizzabile
dai tessuti periferici, metabolizzata nei suoi amminoacidi
costituenti (alanina e istidina) o filtrata nell'urina
attraverso i reni. La carnosina può venir quindi utilizzata
a livello di questi tessuti, o subire un processo di
idrolisi ed essere scissa in alanina e istidina ad opera
degli enzimi carnosinasici (che si trovano soprattutto nel
sangue, nel fegato e nel rene) (51,
52, 53).
3
Proprietà
Come è già stato accennato, la
moderna ricerca scientifica ha individuato molteplici
proprietà attribuibili alla carnosina. Tra le principali,
ricordiamo quanto segue:
Þ
capacità antiossidante (spiccata attività di
contrasto nei confronti dei radicali liberi) (4,
6,
7,
18,
21,
22,
35,
36,
37,
39, 42, 50, 61)
Þ
globali proprietà anti-invecchiamento (26,
25, 22, 21, 23, 20, 24)
Þ
attività anti-glicosilazione delle proteine
(contrasta la formazione degli AGEs: “advanced glycosilation
end products”) (8,
9,
18,
21,
22, 34, 57, 58)
Þ
capacità fisiologica di ristabilire un ph neutro (può
favorire il recupero muscolare riducendo l’accumulo di acido
lattico) (3,
5,
7,
8,
10,
18,
40,
55)
Þ
chelazione di cationi metallici con più valenze
(soprattutto divalenti) (18,
25,
40, )
Þ
proprietà neuroprotettive (6,
37, 38, 40, 41)
Þ
capacità immunomodulatrice (42,
43, 44)
Þ
proprietà antitumorali (25,
27)
Þ
contrasto dei disturbi infiammatori delle
articolazioni (22,
50)
Þ
prevenzione nei confronti delle malattie a carico
dell’apparato cardiovascolare e delle patologie
neurovegetative (35, 36, 42, 58)
Þ
sostegno delle funzioni dell'occhio e della vista (25,
54)
Þ
capacità cicatrizzante (28,
29, 30, 31, 32)
Þ
capacità protettiva contro le radiazioni UVB (33)
Þ
proprietà antinfiammatorie (22,
50)
3.1 Azione
antiossidante:
Il termine antiossidante si
riferisce alla capacità di numerose vitamine, minerali ed
altri prodotti fitochimici di fungere da protezione nei
confronti degli effetti dannosi di quelle molecole altamente
reattive conosciute col nome di radicali liberi. I radicali
liberi hanno la capacità di reagire con molte strutture del
corpo danneggiandole.
Particolarmente suscettibili a
subire danni ossidativi sono le membrane cellulari e la più
profonda fonte del nostro patrimonio genetico, il DNA.
Le reazioni dei radicali liberi
ed i danni dovuti all'ossidazione sono stati inoltre
correlati a molte patologie senili quali, ad esempio, le
malattie neurodegenerative, i disturbi cardiaci, il diabete
od il cancro.
I più noti agenti antiossidanti
biologici esercitanti azione preventiva nei confronti
dell'ossidazione dei lipidi, delle proteine e di altre
macromolecole essenziali presentano solo alcune
caratteristiche nei loro meccanismi d'azione, fornendo un
solo tipo di protezione fra quelle di seguito riportati:
- blocco della formazione di
radicali liberi
- rimozione degli agenti
ossidanti
- reazione con le specie
reattive, evitandone l'evoluzione naturale
- trasformazione di un ROS
(specie reattiva dell’ossigeno) in un anti-ROS (non più
pericoloso)
- stabilizzazione delle membrane
- azione indiretta nei
confronti della rimozione di sostanze che possano
catalizzare i danni da radicali liberi (es. ioni metallici)
- fissazione del ferro.
In prima analisi, la
L-carnosina, avendo dimostrato la sua interazione con molti
tipi di radicali liberi, inclusi il radicale ossigeno, il
perossido di idrogeno nonché i radicali perossidici ed
idrossidici, può essere definita un antiossidante ad
"ampio-spettro d’azione". Secondariamente, in quanto
antiossidante estremamente solubile in acqua, la L-carnosina
è in grado di inibire l'ossidazione delle membrane cellulari
dovuta all'azione del ferro, dello zinco, del rame, del
perossido di idrogeno, del radicale ossigeno e dei radicali
liberi perossidici e idrossidici (1,
4,
25,
40, 50, 61).
Dal punto di vista chimico, la
molecola della L-carnosina deve la sua attività
antiossidante alla presenza del legame peptidico che
esercita un’azione stabilizzante nei confronti del radicale
imidazolico. L'effetto antiossidante della L-carnosina si è
infatti dimostrata molto maggiore rispetto all'attività
singola o combinata degli amminoacidi che la costituiscono -
il che indicherebbe che il legame peptidico tra alanina e
istidina è coinvolto in modo speciale nell'attività
antiossidante completa della L-carnosina. E’ stato inoltre
notato che anche la trasformazione metabolica in imidazolo,
istidina ed anserina, a cui va naturalmente incontro la
carnosina, possa giocare un importante ruolo nella
regolazione dello status antiossidante nativo del nostro
organismo (39).
Il graduale accumulo dei
microscopici danni causati dall’attività dei radicali liberi
alle membrane cellulari, al DNA, alla struttura dei tessuti
ed al sistema enzimatico, conduce ad un progressivo
indebolimento globale dell'organismo ed ad una conseguente
maggiore predisposizione alle malattie.
L’azione protettiva esercitata
dalle molecole antiossidanti quali la L-carnosina può dunque
risultare di particolare utilità in tutte quelle situazioni
fisiologiche nelle quali l’organismo è sottoposto ad un
elevato stress ossidativo.
Nel caso particolare di atleti o
di sportivi, il danno recato dall'ossidazione può essere
particolarmente significativo in seguito all’incremento
della produzione di radicali liberi che si verifica durante
l'intensa attività fisica. Sebbene in tali condizioni il
fisico aumenti la produzione di enzimi antiossidanti
endogeni (glutatione, anti-perossidasi, catalasi,
superossi-dismutasi), un apporto esterno di antiossidanti
attraverso l'alimentazione può comunque prevenire
l’eccessiva ossidazione a carico dei muscoli e degli altri
tessuti. Teoricamente, il venir meno dei danni ossidativi in
fase di allenamento, può tradursi in un parallelo incremento
delle capacità di ripresa ed in un conseguente aumento della
prestazione atletica.
3.2 Azione
anti-glicosilazione
La L-carnosina inibisce la
formazione delle sostanze indicate con il nome di AGEs,
advanced glycosylation end products (prodotti finali di
avanzata glicosilazione).
La glicosilazione non
enzimatica, (chiamata “reazione di Maillard” nella chimica
alimentare), è la reazione di gruppi amminici con aldeidi,
zuccheri o gruppi chetonici con la produzione di entità
chimiche reattive. Tutto ciò determina la creazione di
legami crociati con eventuale formazione di prodotti finali
di glicosilazione avanzata.
Benché il processo di
glicosilazione "in vivo" sia lento, esso assume un peso
rilevante durante l’invecchiamento ed in presenza di quelle
condizioni patologiche nelle quali i livelli ematici di
zucchero sono elevati (es. diabete). In questi casi, possono
originarsi anomalie a carico dei vari tessuti, in
particolare modo di quello connettivo (in seguito al
coinvolgimento dei legami crociati di collagene).
L'analisi della glicosilazione
dei siti principali delle proteine ha mostrato come i gruppi
amminici epsilon della lisina siano il bersaglio primario,
specialmente in prossimità dei residui di istidina. La
prevalenza di questa sequenza ricorda molto da vicino quella
della carnosina. In vitro, la carnosina può reagire
prontamente con gli zuccheri, come glucosio, lattosio e
didrossiacetone (DHA) dando luogo alla produzione di
soluzioni scure, caratteristiche della glicosilazione, come
descritto da Maillard. Tra questi zuccheri, il DHA è
risultato il più reattivo. La carnosina reagisce con il DHA
più velocemente di quanto accada per la lisina. Questo sta
ad indicare che i dipeptidi possono competere, nella
glicosilazione, con altre fonti di ammino gruppi. E’ stato
inoltre osservato che minori cambiamenti strutturali della
carnosina (come ad esempio l'aggiunta di un gruppo metilene)
sono in grado di ridurre la sua reattività in tale ambito.
La L-carnosina è in grado di inibire fortemente la
glicazione del dipeptide Ac-Lys-His-NH2 ad opera
del DHA. Dal momento che quest'ultima sequenza assomiglia al
sito preferito della glicazione nelle proteine, ciò
indicherebbe che la L-carnosina può essere in grado di
bloccare la glicazione delle proteine. Ulteriori analisi
hanno mostrato che la L-carnosina può contrastare la
formazione del legame crociato della siero albumina bovina
risultante dalla glicazione della proteina ad opera del DHA.
Tutti i risultati in vitro sono stati osservati con livelli
relativamente alti di carnosina (60 - 250 mM), dello stesso
ordine delle concentrazioni di zuccheri (0.2 - 2 M) o
ammino- gruppi proteici presenti nella miscela di relazioni.
Ciò sarebbe conforme al meccanismo d'azione supposto per la
L-carnosina secondo il quale tale sostanza si comporterebbe
come un accettore competitivo nella reazione di glicazione.
In tal modo, la concentrazione di carnosina richiesta per
inibire il danno proteico in vivo dipenderebbe dal livello
di zuccheri reattivi presenti. Alcuni aminoacidi glicati,
come ad esempio la lisina e l'arginina, hanno rivelato
potere mutageno mediante test di Ames. Altri amminoacidi
glicati, come la prolina e la cisteina, non hanno invece
mostrato la stessa proprietà (56).
La formazione di prodotti AGE è
particolarmente significativa in quei casi nei quali i
livelli di glucosio nel sangue sono periodicamente elevati
(ad esempio nella patologia del diabete). E’ noto infatti
come i livelli di AGE siano fortemente coinvolti nello
sviluppo di cambiamenti degenerativi, comprese la formazione
di cataratta (54) e
dell’arteriosclerosi (35).
Per disporre di dati certi a tal proposito è necessario
comunque approfondire le ricerche ed estendere i periodi di
trattamento.
Alcune ricerche paragonano
l’azione di inibizione esercitata dalla L-carnosina nei
confronti della glicosilazione a quella dell’aminoguanidina,
l'unico inibitore di glicazione ben documentato. Tuttavia,
la L-carnosina sembrerebbe intervenire ad un gradino
precedente nel processo di glicazione rispetto alla
aminoguandina, deviando dunque più precocemente tale
reazione verso la formazione di prodotti non dannosi e
rapidamente eliminabili. Inoltre, a differenza della
aminoguanidina, la carnosina è un prodotto naturale ed ha
una tossicità estremamente bassa (57,
58).
Nonostante la L-carnosina si sia
dimostrata pienamente efficace già con una somministrazione
di tipo orale, sono comunque necessarie nuove e più estese
prove sugli animali al fine di poter dimostrare l'efficacia
della L-carnosina soprattutto nei casi di evoluzione
degenerative associate al diabete.
3.3 Contro
l’invecchiamento e le patologie tipiche dell’età senile
E’ ormai noto come la modifica
spontanea della proteina ad opera degli aldosi sia una delle
principali cause della degenerazione legata all'età della
proteina e del legame crociato, e che essa rivesta un ruolo
importante in alcune patologie dell'età senile, quali ad
esempio:
- problemi infiammatori a
livello articolare
- arteriosclerosi
- diabete
- morbo di Alzheimer
La carnosina, prevenendo
l’accumulo di forme di proteine ossidate, alterate od aventi
legami crociati (evidenti segnali molecolari
dell'avanzamento dell’età) può contribuire efficacemente a
ritardare i processi di invecchiamento e diminuire
l'ossidazione del DNA.
Interessanti studi hanno
recentemente confermato gli effetti benefici della
L-carnosina sulla crescita, sulla morfologia e sulla
longevità di colture di fibroblasti umani. In tali
sperimentazioni, è stato evidenziato come un trattamento con
50 mM di carnosina possa permettere il mantenimento di un
fenotipo giovanile in questo tipo di cellule. La rimozione
della L-carnosina dal brodo colturale, ha provocato
l’immediata ripresa del processo di invecchiamento. Gli
stessi risultati non sono stati osservati con l’utilizzo
dell’isomero D-carnosina (20, 23,
24).
A. Hipkiss e i suoi
collaboratori (Istituto di gerontologia di Londra) hanno
evidenziato che la relazione tra carnosina, aldeidi
tossiche, vecchiaia e patologie ad essa correlate può essere
un interessante soggetto di studio, assieme alla potenziale
azione terapeutica della L-carnosina e delle strutture ad
essa affini nei confronti di patologie risultanti da
modificazioni macromolecolari mediate da aldeidi (21).
La L-carnosina, dunque, oltre
alle attivItà antiossidanti e contrastanti la formazione di
radicali liberi, reagisce anche con aldeidi nocive,
esercitando una funzione protettiva sulle macromolecole
suscettibili. Da alcune sperimentazioni condotte in vitro è
emerso infatti come la carnosina inibisca la glicosilazione
non-enzimatica ed i legami incrociati di proteine indotti da
aldeidi reattive. Anche in questa ricerca è stata quindi
confermata la capacità inibitoria della carnosina nei
confronti della formazione dei prodotti finali della
glicosilazione avanzata (AGEs) rivolta alle proteine ed
indotta da MDA (malondialdeide, un prodotto della
perossidazione dei lipidi) e della formazione di legami
crociati nella proteina del DNA ad opera di acetaldeide e
formaldeide. La somministrazione di 20 mM di L-carnosina ha
protetto le colture di fibroblasti e linfociti umani (CHO) e
quelle di cellule endoteliali del cervello di ratti dagli
effetti tossici di formaldeide, acetaldeide ed MDA oltre che
da AGEs formatisi all’interno di una mistura di lisina e
desossiribosio. La L-carnosina ha inoltre efficacemente
protetto le coltivazioni di cellule endoteliali dei ratti
dalla tossicità del peptide amiloide. Per questi motivi, la
L-carnosina (che non è tossica) potrebbe in futuro essere
sperimentata come coadiuvante per i trattamenti di quelle
patologie che coinvolgono aldeidi nocive, quali, ad esempio,
il diabete (e le sue complicazioni secondarie), i fenomeni
infiammatori, i danni epatici da alcool e probabilmente il
morbo di Alzheimer (22, 58).
La potenziale capacità
anti-glicante della carnosina suggerisce che questo
dipeptide può essere preso in considerazione nel trattamento
dei diabetici, laddove la glicazione rappresenti il primo
passo verso effetti patologici secondari rilevanti.
L'omocarnosina mostra una reattività più bassa della
carnosina ed indica che alcuni cambiamenti strutturali
minori influenzano i relativi livelli di glicazione. Ciò
permetterebbe la progettazione di sostanze analoghe alla
carnosina che abbiano differenti gradi di reattività durante
le diverse fasi del processo di glicazione e, insieme alla
carnosina, possano essere usati come strumenti per ulteriore
indagini. La glicazione in vitro di altre molecole quali i
tripeptidi è stata infatti descritta, ma la loro
suscettibilità verso le peptidasi in vivo ne restringe il
potenziale utilizzo. La L-carnosina invece, in virtù della
sua natura di b-peptide, non è facilmente attaccabile da
peptidasi non specifiche (51).
E’ stato dimostrato inoltre che
la carnosina protegge le proteine dalle modificazioni
mediate da metilglioxal, vale a dire da un metabolita
endogeno presente in concentrazioni elevate nei diabetici ed
implicato nella formazione dei prodotti finali della
glicosilazione avanzata e nelle complicazioni diabetiche (34).
L’azione di contrasto esercitata
dalla L-carnosina nei confronti dell’arteriosclerosi è stata
evidenziata in alcuni studi condotti su animali (35).
E’ noto inoltre come il potere antiossidante associato alla
carnosina possa contribuire alla prevenzione della
perossidazione lipidica, fenomeno che gioca un ruolo
rilevante nell’insorgenza della patologia
dell’arteriosclerosi (36).
Dal momento poi che la
L-carnosina viene prontamente assorbita e raggiunge il
plasma intatta, la sua attività antiossidante può ben
esplicarsi anche sul fronte dell’ossidazione delle
lipoproteine a bassa densità (LDL) e quindi contribuire
anche sotto questo aspetto alla prevenzione
dell’arteriosclerosi (42).
L’introduzione con la dieta di molecole antiossidanti quali
la L-carnosina, può dunque influenzare favorevolmente la
capacità antiossidante del siero e proteggere contro la
perossidazione dei lipidi e tutte le problematiche ad essa
correlate.
Le proprietà antiglicanti ed
antiossidanti della carnosina contribuiscono anche
all’esplicazione della sua azione di contrasto esercitata
nei confronti del morbo di Alzheimer. In tale frangente, il
meccanismo protettivo della carnosina si esplica a livello
delle cellule neuronali ed epiteliali contro l’attività del
peptide B-amiloide. Questa sostanza è implicata nelle
disfunzioni vascolari del cervello ed è considerata una
neurotossina primaria nel morbo di Alzheimer. Essa inibisce
infatti la moltiplicazione delle cellule endoteliali ed è
direttamente tossica per l'endotelio vascolare periferico e
cerebrale. Nel cervello ciò può dare origine ad un
indebolimento della barriera emato-encefalica. E’ stato
supposto che una prolungata diminuzione di questo tipo possa
acutizzare (o anche generare) il morbo di Alzheimer
attraverso disturbi cronici nella omeostasi extracellulare
fluida del cervello - che è una delle principali funzioni
della barriera emato encefalica - nonchè attraverso un
aumento della presenza della proteina precursore
dell’amiloide (13,
21, 58).
3.4 Azione
neuroprotettrice
La specifica concentrazione del
peptide endogeno L-carnosina a livello cerebrale, oltre che
muscolare, ha aperto la strada alla formulazione di diverse
ipotesi sulla sua funzione biologica in tale comparto.
A tal proposito, è stato
osservato che la carnosina risulta spesso associata a quei
neuroni che, pur essendo totalmente dipendenti dal glucosio,
sono più longevi. Tutto ciò potrebbe essere una conseguenza
della già nota azione anti-invecchiamento ed
anti-glicosilazione della carnosina. Qualora accadesse,
infatti, che la carnosina in vivo subisse una
glicosilazione, il prodotto risultante, proprio perché di
carattere non-mutageno, non solo non andrebbe ad ostacolare
le funzioni omeostatiche volte alla preservazione
dell'integrità delle proteine, ma diminuirebbe altresì la
produzione di agenti mutageni endogeni. L’azione
antiossidante, studiata con modelli in vitro ed in vivo si è
rivelata protettiva nei confronti del danneggiamento
provocato ai neuroni dai radicali liberi, soprattutto di
tipo idrossilico. Il meccanismo coinvolto comprenderebbe
l’attivazione della Na, K-ATP-asi e la riduzione
dell’attività della tirosina-idrolasi (enzima normalmente
attivato dalla presenza di radicali liberi) (37).
Non è da dimenticare inoltre che
la L-carnosina è un dipeptide solubile in acqua in grado
però di catturare i prodotti della lipoperossidazione.
Durante il processo di ischemia cerebrale, ad esempio, la
carnosina agisce da neuroprotettore contribuendo al
miglioramento dell'afflusso del sangue al cervello, alla
normalizzazione dell'elettroencefalogramma, alla diminuzione
dell'accumulo di lattato ed alla protezione nei confronti
delle ROS (specie ossigeno reattive). La L-carnosina può
essere dunque considerata uno specifico regolatore delle
principali vie metaboliche con le quali i neuroni sostengono
l’omeostasi cerebrale in condizioni favorevoli (38).
La L-carnosina possiede inoltre
una funzione antiossidante che comprende anche la chelazione
dei metalli. In un recente studio, la carnosina è stata
proposta come neuromodulatore. I ricercatori si sono serviti
della correlazione tra corrente di cella e tensione
applicata per esaminare gli effetti diretti e le azioni
neuromodulatrici della carnosina sui neuroni del bulbo
olfattivo dei ratti in colture primarie. Rame e zinco hanno
inibito l' N-metilaspartato e le correnti mediate da
recettori GABA ed hanno inibito la trasmissione sinattica.
La carnosina ha svolto un ruolo preventivo verso l'azione
del rame ed ha ridotto gli effetti dello zinco. Tali
risultati dimostrano che la carnosina può influenzare in
modo indiretto l'eccitabilità neuronale modulando gli
effetti dello zinco e del rame
(41).
La L-carnosina, essendo poi in
grado di neutralizzare i protoni in eccesso, può
ulteriormente contribuire alla difesa delle cellule nervose
nei confronti dei deleteri effetti scaturibili anche da
questo tipo di influenza ambientale
(41).
3.5 Azione sulla
muscolatura
Grazie alle sue numerose
proprietà, la L-carnosina può rappresentare l'aiuto
ergogenico di nuova generazione. Similmente a quanto è stato
osservato per il tessuto cerebrale, infatti, la naturale
concentrazione della L-carnosina nel muscolo può trovare
molteplici spiegazioni funzionali, molte delle quali sono
davvero sorprendenti e possono a buon ragione indirizzare
l’utilizzo di questa sostanza in ambito sportivo (2,
5, 6,
7,
8,
10,
18,
40,
49,
55).
A livello muscolare, le ormai
note proprietà della L-carnosina possono apportare benefici
su diversi fronti. In particolare, l’assunzione di tale
molecola ha la potenzialità teorica di:
a)
aumentare la forza grazie alla sua capacità di
stimolare la contrazione muscolare attivando gli enzimi
responsabili della produzione di tali contrazioni (ATPasi
miofibrillari) (2, 3, 11);
b)
aumentare la sensibilità delle proteine contrattili
presenti nei tessuti muscolari agli ioni Ca2+ (3,
10, 11);
c)
aumentare la resistenza allo sforzo muscolare,
combattendo gli effetti dell'acido lattico (azione
tamponante) e dei radicali liberi (40);
d)
proteggere il corpo dal danno dei radicali liberi
scaturiti da un intenso esercizio fisico (azione
antiossidante) (4);
e)
probabilmente diminuire i tempi di recupero dagli
infortuni (5).
La L-carnosina è un dipeptide
endogeno che contribuisce al sistema di difesa antiossidante
della muscolatura scheletrica. E’ in grado di inibire
l'ossidazione dei lipidi già in concentrazioni simili a
quelle presenti nella muscolatura scheletrica (5-25 mM).
Abbiamo inoltre visto che il meccanismo antiossidante della
carnosina è multifunzionale poiché può sia operare una
chelazione sui metalli che eliminare i radicali liberi (40,
49).
Il ruolo primario della
carnosina a livello muscolare è quello di eliminare gli ioni
di idrogeno prodotti durante i periodi di rapida glicolisi.
Questi normalmente conducono ad un accumulo di acido lattico
che si verifica soprattutto in concomitanza di sforzi fisici
brevi ed intensi, quali rapide accelerazioni od esercizi
vicini ai massimali. In sostanza, la L-carnosina agisce come
un'agente eliminante intramuscolare, ritardando
l'accumulazione di acido lattico (5,
40).
E' stato calcolato che
dall'insieme dei dipeptidi muscolari (principalmente
L-carnosina) può dipendere circa il 10%-40% della globale
capacità tamponante del tessuto muscolare. Durante gli
allenamenti più intensi, la L-carnosina può dunque giocare
un ruolo di fondamentale importanza nella prevenzione della
riduzione del pH provocata da accumulo di acido lattico e,
quindi, contribuire al globale miglioramento del rendimento
fisico (7,
8,
10,
18,
40,
55).
Benché questa teoria non sia
stata supportata da sufficienti studi clinici, da ricerche
condotte su cavalli da corsa è comunque emerso che le
concentrazioni di L-carnosina muscolare sono maggiori nei
muscoli con un'alta percentuale di fibre glicolitiche a
veloce contrazione e più basse nei muscoli con un numero
prevalente di fibre ossidative a basso potere di
contrazione. Oltre ai potenziali effetti sul metabolismo
anaerobico (acido lattico), la L-carnosina può incrementare
il metabolismo ossidativo (aerobico) attraverso l’aumento
dell'efficienza dei mitocondri nella produzione di energia
cellulare (55).
Tra gli sportivi, i livelli di
L-carnosina muscolare sono notoriamente più alti tra coloro
che praticano sport con richieste anaerobiche più alte
(canoisti e velocisti). Negli atleti che praticano attività
a sforzo prolungato (maratoneti) si riscontrano minori
concentrazioni muscolari di L-carnosina, le quali sono
comunque superiori a quella presente nei soggetti non
allenati.
L’assunzione di L-carnosina è
associata ad un aumento della prestazione fisica,
specialmente se di tipo anaerobico. Essa rappresenta anche
un efficace ritardante della sensazione di dolore muscolare
che accompagna gli allenamenti più intensi, migliorando la
velocità di recupero ed i tempi di guarigione.
Il contenuto di L-carnosina
nella muscolatura può essere influenzato dall’apporto
introdotto con la dieta sia in termini del dipeptide in se
che degli aminoacidi che lo compongono (istidina in
particolare) (59).
L’utilizzo della L-carnosina come integratore
alimentare, oltre a mediare il danneggiamento provocato dai
radicali liberi, può anche contribuire favorevolmente
all’eliminazione dell’acido lattico nel tessuto muscolare e
nel sangue ritardando la comparsa del dolore localizzato.
3.6 Contro gli
effetti muscolari dell’alcolismo
L'uso prolungato e cronico
dell'alcool è associato ad una riduzione della sintesi
proteica nella muscolatura scheletrica.
Le fibre di tipo II della
muscolatura scheletrica (ovvero quelle con un metabolismo
glicolitico anaerobico) subiscono una riduzione. La forma
cronica di miopatia scheletrica dovuta ad alcolismo è
caratterizzato da una atrofia selettiva delle fibre di tipo
II e colpisce fino ai 2/3 di coloro che abusano nel consumo
di alcolici. La sottospecie di fibre di tipo IIb (che hanno
pochi mitocondri o non ne hanno affatto) risultano
particolarmente danneggiate. La sottospecie di fibre di tipo
IIa, e specialmente le fibre di tipo I a lenta contrazione
(aerobico-ossidative), sono relativamente più resistenti (60).
Negli alcolisti miopatici, la
L-carnosina del plasma risulta ridotta così come quella
presente a livello muscolare. I pazienti alcolisti rivelano
anche un aumento degli indici di perossidazione lipidica.
Inoltre, l’indubbia presenza di un elevato numero di
radicali liberi (ovvero elettroni non accoppiati o specie
ossigeno-reattive) gioca un ruolo importante nella
patogenesi di malattie muscolari indotte dall'alcool.
I meccanismi che riguardano il
coinvolgimento del danno da ROS (specie reattive
dell’ossigeno) nella eziologia dei disordini dovuti
all'abuso di alcool nei tessuti non muscolari sono stati
frequentemente studiati. I ROS possono allo stesso modo
essere coinvolti nella patogenesi della miopatia e della
cardiomiopatia da alcolismo.
In due interessanti studi è
stato osservato come, in presenza di L-carnosina, gli
eritrociti di alcolisti in crisi d'astinenza abbiano
significativamente incrementato la loro capacità di
resistere alla emolisi acida. In tali soggetti, la carnosina
ha infatti prodotto effetti benefici sullo stato patologico
degli eritrociti, normalizzando la morfologia cellulare. In
sintesi, la L-carnosina ha rivelato di possedere, nei
soggetti alcolisti, una sensibile capacità stabilizzante e
rigenerativa nei confronti degli eritrociti (45,
46).
3.7 Per la pelle
La L-carnosina, grazie alle sue
naturali proprietà antiossidanti può efficacemente
contrastare il naturale processo di invecchiamento del
nostro organismo. La pelle, che è notoriamente uno dei primi
apparati nei quali è visibile l’azione di degenerazione
radicalica, risente dunque positivamente dell’azione della
L-carnosina. E’ stato anche dimostrato come la L-carnosina
assunta con la dieta od applicata per via topica possa
preservare le difese immunitarie cutanee in presenza di
esposizione a raggi ultravioletti (UVB) o di agenti chimici
quali l’acido urocanico (33).
E’ inoltre noto che la
formazione di legami crociati tra fibre di collagene
adiacenti è uno dei processi che provocano la caratteristica
comparsa di rughe e la conseguente perdita di elasticità.
Tale fenomeno avviene naturalmente con l’avanzare dell’età e
può essere accelerato dall’esposizione ai raggi solari. Date
le proprietà antiossidanti ed anti-glicosilanti della
L-carnosina, è presumibile che essa possa contribuire
positivamente alla prevenzione della formazione di legami
incrociati nel collagene e nelle altre proteine cutanee.
La carnosina può inoltre aiutare
la rimarginazione delle lacerazioni, come mostrato da
numerosi studi condotti in vivo ed in vitro (29,
30, 31, 32).
3.8 Azione
immunostimolante
L’azione immunomodulatrice
attribuita alla carnosina necessita ancora di alcuni
chiarimenti riguardo al preciso meccanismo d’azione. Dalle
ricerche fino ad ora condotte, sembra che sia coinvolta
l’attivazione delle cellule T e B (42)
oltre ad una stimolazione stereo specifica dei macrofagi
peritoneali (43).
In un recente studio, la
carnosina e l'anserina hanno dimostrato di riuscire a
modulare la funzione cellulare dei neutrofili e la funzione
delle cellule U937, specialmente nei riguardi dell'atto
respiratorio, della produzione di interleukin-1-beta e
dell'apoptosi. Entrambi i peptidi, infatti, hanno provocato
un aumentato della capacità respiratoria e della produzione
di interleukin-1-beta dei neutrofili umani, ma non delle
cellule U937. I risultati ottenuti suggeriscono che la
carnosina e l'anserina sono in grado di modulare la risposta
immunitaria perlomeno a livello dei neutrofili umani (42).
4
La L-carnosina nella chimica alimentare
La L-carnosina potrebbe trovare
interessanti applicazioni nella chimica alimentare in virtù
delle sue proprietà antiossidanti e contrastanti in
particolar modo l'ossidazione dei lipidi presenti nei cibi.
Grazie alla sua struttura molecolare, la L-carnosina
possiede inoltre interessanti proprietà emulsionanti.
Come è noto, le aldeidi sono
derivati secondari della perossidazione dei lipidi e possono
essere causa di diverse alterazioni (anche di carattere
organolettico) dei componenti alimentari.
I risultati ottenuti in un
recente studio suggeriscono che la carnosina e l'anserina
nei cibi a base di carne possono portare a sostanziali
riduzioni dei prodotti aldeidici generati dalla
perossidazione lipidica e pertanto possono influenzare
positivamente l’alterazione dei gusti in tali cibi. Dal
momento che i singoli aminoacidi costituenti la molecola
della L-carnosiona non si sono rivelati efficaci, è
presumibile che la presenza di legami peptidici giochi un
ruolo chiave nella capacità di eliminazione delle aldeidi
nei modelli alimentari complessi (47).
La presenza di carnosina ed
anserina può essere inoltre utilizzata come parametro
identificativo della tipologia di carne presente nei cibi.
Nella carne di pollo, ad esempio, il rapporto
anserina/carnosina è il più alto (2,2-5,5), seguito da
quello presente nella carne di bovino (0,06-0,02) e di
maiale (0,02-0,1). In fine, la presenza di questi peptidi è
maggiore nei muscoli ricchi di fibre bianche (48,
49).
5
Posologia e tossicità
Benché non siano stati ancora
condotti sugli esseri umani studi di una certa durata, in
base ai dati fino ad ora in nostro possesso, è comunque
possibile affermare che l’assunzione di L-carnosina non sia
stata accompagnata da effetti tossici significativi. Questo
risulta quanto mai veritiero se la L-carnosina viene
consumata in dosi che riproducono l’assunzione media
giornaliera di questo dipeptide attraverso i cibi (pari a
circa 50-250 mg, se si considera una dieta giornaliera
costituita da almeno una portata di manzo, maiale o pollo).
Dosi orali superiori, pari a 1-3
grammi al giorno, non solo non si sono rivelate pericolose,
ma hanno altresì coadiuvato nel trattamento delle funzioni
del sistema immunitario di pazienti affetti da cancro (25,
27).
Dal momento che, come è stato
precedentemente spiegato, la L-carnosina viene assorbita
abbastanza efficacemente (fino al 15% della dose ingerita),
circola attraverso il sangue ed è prontamente utilizzabile
dai tessuti periferici, per essere metabolizzata nei suoi
amminoacidi costituenti (alanina e istidina) o filtrata
nell'urina attraverso i reni, è consigliabile optare per un
tipo di assunzione distribuita in numerose piccole dosi
nell'arco dell’intera giornata.
Gli esperimenti su roditori
hanno suggerito che la carnosina è estremamente sicura. Non
sono stati riscontrati infatti effetti tossici anche per
dosi superiori a 50mg\kg di peso corporeo (corrispondenti a
circa 35 grammi per un individuo di media corporatura). La
DL 50 (orale, ratto) è risultata essere superiore ai 5000
mg/kg.
6
Conclusioni
La L-carnosina è un dipeptide la
cui naturale concentrazione nel tessuto muscolare e
cerebrale può essere con molta probabilità attribuita alla
sua naturale propensione verso la neutralizzazione dei
radicali liberi, dei protoni superflui e degli ioni
metallici a più valenze. La disponibilità di L-carnosina
rappresenta per il nostro organismo un valido aiuto per la
normalizzazione del metabolismo cellulare e la protezione
delle membrane delle cellule eccitabili dalle influenze
ambientali negative (40).
In virtù delle sue comprovate
proprietà antiossidanti, antiglicosilanti e
neuroprotettrici, la L-carnosina rappresenta dunque
un’interessante novità per il trattamento dei processi
degenerativi dell’età senile e delle patologie ad essa
correlate (22), ma anche un
promettente nutriente da indirizzare all’integrazione
sportiva. Il suo probabile ruolo attivo nella diminuzione
della sensazione di affaticamento, nel contrasto dei
derivati acidi, nella guarigione delle lacerazioni, nella
contrazione della muscolatura e la sua posizione di
protettore nel processo di ossidazione, fanno della
carnosina un efficace aiuto ergogenico ed un innovativo
tonico generale (2, 3, 4, 5).
Tabella riassuntiva:
L-CARNOSINA
|
L-CARNOSINA
|
|
Proprietà/
azioni/
impieghi
(principali)
|
Tampone dell’acido
lattico favorente il recupero muscolare,
anti-invecchiamento, anti-glicosante (contrasta
la formazione di AGEs), antiossidante, chelante
dei metalli a più valenze,
|
|
Proprietà/
azioni/
impieghi
(possibili)
|
Immunostimolante,
antipertensivo, anticancerogeno, cicatrizzante,
coadiuvante nella cura dei sintomi collegati
all’alcolismo di tipo miopatico, preventivo nei
confronti delle cataratte, possibile
emulsionante |
|
Dose consigliata |
Negli integratori:
250-500 mg/die |
|
Tossicita’
|
DL 50 (orale,
ratto): > 5000 mg/kg |
|
possibili sinergie con
|
Vitamina E,
Selenio, acido alfa lipoico, CoQ10, altri
antiossidanti in generale, ribosio, creatina,
glutammina, adaptogeni naturali, policosanoli
|
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